Diciamoli dunque gli altarini. Io vivo in affitto, anche se ho una casa di cui pago ancora il mutuo.
Ancora non me ne capacito, e non so bene come uscirne.
Diciamoli dunque gli altarini. Io vivo in affitto, anche se ho una casa di cui pago ancora il mutuo.
Ancora non me ne capacito, e non so bene come uscirne.
Squilla il telefono.
— “Quanto ha nostro figlio nel suo portamonete?”
Ci guardo.
— “10 euro, 70 centesimi e una pietra.”
Ci siamo. Inizia la scuola dell’obbligo.
Tra un paio di anni qualcuno saprà falsificare la mia firma.
Alea iacta est, il dado è tratto.
Così scrisse Giulio Cesare varcando il Rubicone per marciare sulla Roma corrotta e prendere il potere. 2075 anni fa.
È una frase che viene citata comunemente quando si prende una decisione bella pesante.
Ah ma noi qui chiedono questi documenti.
Così parlò la cassiera dell’Unieuro.
La domanda che tutti si fanno è: ma come divento ricco?
In realtà dovrebbero domandarsi: ma io sono ricco?
Ormai almeno una volta al giorno mi faccio fare qualcosa da qualche intelligenza artificiale.
(E no, questi articoli li scrivo sempre io. Sennò che gusto c’è, scusa?)
Mala tempora currunt, caro mio.
Vuoi l’elenco?
Partiamo con il primo aforisma.
“La cosa peggiore che ti possa capitare è un aumento.”
No, sono serio.
Un po’ di cose sparse tra figli, pensione e leva.
Iniziamo dai figli.