— O saggio Shmuel, vengo a te per avere risposte.

Il saggio Shmuel alza lo sguardo. A parlare è una sagoma contornata dai raggi del sole violento del pomeriggio, che scende gli scalini ed entra nella buia bottega piena di libri.

— Saggio Shmuel, mio figlio chiede la paghetta.

Shmuel il saggio

Il saggio Shmuel sospira. Arriva per tutti quel momento nella vita dove il peso delle domande curva le spalle. Così si diventa vecchi.

Il saggio Shmuel fa un cortese cenno di accomodarsi al visitatore, inforca gli occhiali spessi e prende un libro che lui conosce bene.

Dice il saggio Shmuel:

— Questo libro ha le risposte che cerchi.

Il saggio Shmuel posa il libro con le risposte sul tavolo. La mano, una mano da vecchio pianista, indugia sulla copertina.

Dice il saggio Shmuel:

— Gente prima di te è venuta. Ad esempio Gioele.

— Gioele l’esattore?

— Sì, lui. Ha deciso che ogni mese, morto l’ultimo giorno, suo figlio avrebbe ricevuto cento sesterzi.

— Ah, però!

— Dopo un anno suo figlio ha dovuto presentargli la dichiarazione dei redditi. Poverino, c’era un errore. Tra penali e spese processuali ha dovuto ridare al padre milletrecento sesterzi.

— Ma…

— Che vuoi, la precompilata la devono ancora fare. Al figlio di Nataniele è andata meglio.

— Il figlio di Nataniele? Michelino lo squartatore?

— Eh sì, proprio lui. Invece che i soldi, Nataniele gli permise di coltivare le sue passioni. Pian piano ha accumulato una collezione di coltelli da perderci la testa!

— Ma…

— Che vuoi, mica tutte le ciambelle vengono col buco. Poi c’è stato Ezechiele.

— Ezechiele il menagramo?

— Lui è. A suo figlio Abele dava la paghetta tutti i giorni, ché tanto di monete ne aveva. Dovunque passa Ezechiele, i mendicanti e i vucumprà fuggono lasciando tutto per terra, comprese le monete.

— Beh, mi fa piacere. Circa. Non so.

— Abele mi dicono che faccia fatica a spendere i soldi.

— Beh, con tutte quelle monete da portare in giro…

— No, non per quello. Il problema è che le monete sono state toccate da Ezechiele. Dopo che Abele ha pagato, entra sempre Gioele. Ormai ogni negoziante della Giudea ha la foto segnaletica di Abele.

— Per Erode.

— Già. Poi venne Abramo, padre di Isacco.

— Questa la so. Chi è venuto dopo?

— Tu. Vuoi leggere questo libro, come hanno fatto Gioele, Nataniele, Ezechiele, e Abramo prima di te?

— Saggio Shmuel, devo cortesemente declinare la tua generosa proposta. Non sono pronto per il sapere.

— Capisco. Sono 50 sesterzi. Senza scontrino.

— Eccoli.

— Grazie, figliolo. Come ti chiami?

— Abele.


La parabola edificante qui sopra ti è stata offerta gratuitamente.

Per la paghetta del figlio ci sto pensando perché le risposte non sono semplici. Mi sto orientando su una cifra X, da cui togliere immediatamente il 50% per le truppe cammellate d’Eritrea.

Ti farò sapere cosa ne pensa delle truppe cammellate.

Tu nel frattempo occhio a Gioele.

Un abbraccio,

/PsB